Volevo fare come Kim Basinger

Caro ranger, se i miei amici sapessero di questa storia passerebbero il resto della loro vita a prendermi per il culo, … ma è troppo bella per essere taciuta ;)

Come ringraziamento per la chiusura di un importante contratto, il capo di mio padre pensò bene di organizzare una improvvisa vacanza aziendale per i dirigenti e le loro famiglie, alla quale non era assolutamente “conveniente” per nessuno mancare. La “genialata” di quel “testina”, scombinò i miei piani che prevedevano la prima vacanza da solo con gli amici a Riccione.
E quindi, toccò anche a me assecondare i capricci del capo ...
Villaggio turistico “green” completamente eco-sostenibile, in parole povere, vacanza da pezzenti al costo di un 5 stelle. Dormivamo in tre in una capanna di paglia e mangiavamo quasi esclusivamente vegetali mezzi marci, ma rigorosamente bio.
Sarebbe stata una vera tragedia se non ci fosse stato lui, il biondissimo figlio dell’Amministratore delegato … Presi una cotta di quelle che ti arrivano improvvise “sulla noce del capocollo” come direbbe Banfi.
Nonostante fosse controllato a vista dal quel pitbull della “first lady” che si era subito accorta che i miei ormoni stavano organizzando un attentato all’eterosessualità del suo bambino, riuscimmo a ritagliarci dei momenti in cui scambiare due chiacchiere da soli. Era diventato un appuntamento quotidiano: il tempo necessario per percorrere il tratto di vialetto che andava dalle rispettive capanne alle docce comuni; andata in costume, ritorno in accappatoio.
Può sembrarti stano, ma non sai quanto fosse eccitante camminare accanto a lui e vedere il suo costume tra le mani e pensare che sotto l’accappatoio non ci fosse null’altro.

Diventò una piacevole abitudine e riuscimmo in quelle brevi passeggiate a creare una certa complicità, tanto da iniziare a scambiarci anche battutine un po’ piccanti, sempre nei limiti.
In quegli anni erano ancora vive nell’immaginario di tutti, le famose scene del balletto di Kim Basinger in “nove settimane e mezzo”, hai presente? Bene, quel giorno, giunto sull’uscio della mia capanna, prima di salutarlo per entrare a vestirmi, pensai bene di richiamare la sua attenzione riproponendogli la scena del film in chiave maschile. Il finale di quella breve e ridicola performance, fu l’accappatoio spalancato ovviamente verso l’interno della capanna, facendo bene attenzione a tenere lui alle mie spalle per non mostrargli nulla di sconveniente.
Era pur sempre il figlio del capo di papà.
Quando però sentii un urlo provenire dalla capanna, capii che non era vuota come credevo.
Mia mamma e la “first lady” erano amabilmente impegnate in una formale conversazione, quando tutto ad un tratto una “checca impazzita” si mostra loro con l’accappatoio spalancato, sventolando il suo piffero di qua e di là.
La sera stessa, dopo le scuse più imbarazzanti della mia vita, fui calorosamente invitato da tutti a raggiungere i miei amici a Riccione fino alla fine delle vacanze.

Toast Ranger