Quella volta l'ho fatta grossa ... in macchina!

Caro ranger, nel periodo a cavallo della maggiore età, soffrivo di un originalissimo disturbo intestinale che poi ho scoperto successivamente essere di natura psicologica. Ogni volta che mangiavo fuori casa c'era il rischio che dopo qualche minuto fossi costretta a correre al bagno; e la cosa peggiorava se il posto in cui mangiavo era per me sconosciuto.

Ero arrivata al punto che prima di accomodarmi a tavola o anche solo di entrare in una rosticceria, dovevo assolutamente individuare subito il bagno più vicino.
Minore era la distanza da esso e minore erano le possibilità che si concretizzasse la spiacevole emergenza.
Quando uscivo con gli amici ero sempre io a decidere dove andare, non perché fossi il leader del gruppo, ma solo perché dovevo avere il tempo di pianificare tutto con un certo anticipo, assicurandomi che lungo tragitto che avremmo fatto al ritorno, ci fossero delle soluzioni di emergenza, come ad esempio la casa di nonna, o di un parente stretto a cui chiedere, la possibilità di utilizzare il bagno.
A furia di farlo in maniera così maniacale, raggiunsi una tranquillità tale che le emergenze praticamente non si ripresentarono più.
Ero riuscita con la mia mania, a guarire dall'imbarazzante problema.

Ero talmente sicura di me che colsi l'occasione dell'invito a cena di un ragazzo che mi piaceva molto e che aveva deciso di festeggiare con me l'acquisto della sua prima auto, per tentare un'uscita senza neanche conoscere la destinazione.
Tutto sembrava tranquillo fino a quando, entrati nella piccola trattoria nella periferia della città, vidi un'immagine che non credevo potesse sconvolgermi così tanto, un cartello "fuori servizio" appiccicato alla porta del bagno.
Sono sbiancata come se avessi appena visto un fantasma. Per tutta la cena ho cercato di convincermi di essere guarita definitivamente e che non ci sarebbe stato alcun pericolo. Ma arrivati al dolce, qualcosa di oscuro in me iniziava a muoversi lentamente e anche nella mia testa si riproponeva quel senso di inquietudine che pensavo di aver lasciato per sempre alle spalle.
Pensavo tra me: "Ma dai ce la faccio a tornare a casa! Basta stare calmi e rilassati. Più ci pensi e peggio è ...".

Finalmente ci incamminammo verso casa e io cercavo ogni espediente per rendere più vivace la guida del mio accompagnatore: "Ma dai! Fammi vedere come va la tua macchina nuova! .... Hai paura di sciuparla? ... Dai fammi sentire il ruggito! .... "

Le "contrazioni" erano sempre più frequenti e il panico non faceva che peggiorare la situazione. L'ultimo rettilineo che mi separava da casa non era mai stato così lungo in tutta la mia vita.
L'importante a quel punto era almeno riuscire a scendere dall'auto in tempo. Alla peggiore avrei buttato via la gonna nuova, ma avrei almeno evitato una figuraccia tremenda.
Iniziai a vedere il mio palazzo a meno di 50 metri quando tra noi e la meta tanto sospirata, si intromise una paletta dei carabinieri che segnò la resa di ogni mia resistenza.
L'ultima scena che ricordo è la macchina che frena, il mio corpo che invece non lo fa, il viso del carabiniere al di là del finestrino e la mia frase rabbiosa verso la persona al volante "NON FERMARTI!!!".
Storia d'amore stroncata sul nascere, multa per eccesso di velocità e macchina nuova, battezzata nel peggiore dei modi, cosa poteva andare peggio di così?

Toast Ranger