Yoga? Ma che vuoi che sia

Caro ranger, la mia compagna è sempre stata una sportiva dall’animo irrequieto: un po' geisha un po' guerriera. Sul fronte sportivo ama seguire le mode del momento e con grande energia le cavalca per un po’ e poi le abbandona per un bisogno incontrollabile di passare oltre. Prima fitboxe che poi è diventata kick boxing e subito dopo salsa e poi zumba, danza del ventre, pilates ... Da qualche settimana è entrata “nella fase zen”. Così, tra tecniche di rilassamento e libri di saggezza tolteca, cerca di smussare gli spigoli del suo carattere frequentando un corso di yoga.

Siccome si è sempre lamentata che le attività da vivere in coppia non dovrebbero limitarsi a quelle svolte tra le lenzuola e alle pulizie di primavera, un giorno mi disse: “Mi hanno regalato una lezione omaggio da offrire a chi voglio, vieni tu? Mi farebbe davvero piacere!”.
Poco male, in fondo poteva capitarmi una lezione di Zumba e visto che l’unico movimento di bacino che mi riesce bene è quello che serve per avvicinare la sedia al tavolo da pranzo, pensai che non avrei certo faticato a fare bella figura con la mia donna, con qualche esercizio di rilassamento e un po’ di stretching.
Lei mi fece giurare che per nessuna ragione al mondo avrei interrotto la lezione. Non mi avrebbe mai perdonato una figuraccia in presenza dei suoi compagni di corso.
E così giurai.

L’inizio è stato dolce, la voce del maestro di Yoga pure, la posizione del “saluto al sole” anche; cavolo, quasi mi piaceva.
La mia compagna mi sorrideva, ma non con l’espressione di soddisfazione e complicità che mi sarei aspettato, piuttosto come quella amabile del lupo con una cuffietta da notte in testa. Qui gatta ci cova, pensai ...
La voce del maestro interruppe i miei pensieri. “Posizione dell’aratro!”: tutti si stesero a terra e sollevarono le gambe fino a toccare con i piedi il pavimento sopra le loro teste. Ci provai anch’io, ma nonostante gli sforzi e l’apnea forzata dalla compressione, i miei piedi non giunsero mai a destinazione. Sembravo un tricheco in agonia. E così, la situazione diventò tutto d’un tratto imbarazzante.
“Posizione del signore della danza!”: di nuovo tutti in piedi, in equilibrio su una solo piede mentre il tallone dell’altro piede, accompagnato con la mano si sollevava verso la nuca, l’altra mano tesa in avanti “verso l’infinito e oltre”. “Ecco, ora mi spezzo!”. Roba di Cirque du Soleil! Cerco gli occhi della mia compagna per implorare pietà, ma era così divertita a vedermi in agonia che quasi mi dispiaceva gettare la spugna.

Ecco cosa si nascondeva dietro al suo sorriso da stronza!
Ma il maestro senza alcuna pietà per me, lanciò la “posizione dello scorpione”. Appena capii che tutti gli altri iniziavano a fare una sorta di verticale poggiandosi sugli avambracci e i gomiti, per sollevare in alto i piedi, giunsi alla conclusione che mio malgrado, il mio giuramento non poteva essere rispettato, era a serio rischio la mia incolumità. Guardando la mia compagna ancora una volta, con gli occhi da cucciolo sofferente, mi accorsi subito, che mi aveva letto nei pensieri: “Se vuoi uscire da quella porta, giurami che domenica andiamo a pranzo dai miei! Giura!”
Giurai, salutai il sole, l’aratro, lo scorpione e quel coglione del maestro e scappai via.

Toast Ranger